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Umano e Non Umano: Conversazioni inattuali tra AI e Natura

Piso mi sombra en busca de un instante, invisible camino de espejos que reflejan mi imagen destrozada
Octavio Paz


Through the darkness of future’s past
The Magician longs to see
One chants out between two worlds
Fire… walk with me
David Lynch/Mark Frost

Terenzio scriveva: “sono un uomo, e nulla di ciò che è umano lo considero estraneo a me”. Il problema dei confini tra salute e malattia mentale propone in campo ristretto quello che, più in generale, si profila tra ciò che è ammissibile e accettabile nel consorzio umano e quanto viene considerato non umano/disumano, un limite oltre il quale “non è più”, ma anche una cornice grazie alla quale è possibile un riconoscimento, “è ancora”. Questi bordi sono tessuti con i fili del tempo nei quali ci troviamo a vivere, delle conquiste e delle minacce che ogni era propone alle generazioni chiamate a confrontarvisi. È il movimento separatore che ha portato a espellere la
follia, relegando la devianza negli asili, e che si ripropone senza sosta.
Così, come i movimenti geologici e le guerre ridisegnano limiti fisici e immaginari, incessantemente si cercano nomi nuovi per antiche sofferenze, alcune di queste si inabissano e sembrano scomparire, altre ancora perdono l’etichetta di malattia, e infine compaiono sulla scena nuovi modi di esprimere un disagio, di dare voce a speranze e angosce.


E l’umano… al di sotto di questi nomi migranti, sta cambiando?


Questi anni, che forse non a caso sono stati anche teatro di guerra, hanno visto avvicendarsi grandi eventi globali che non hanno lasciato indifferenti, e le cui conseguenze stiamo iniziando a scorgere, sicuramente si faranno presenti sulla scena negli anni a venire.
Dal retrobottega degli algoritmi dei social sono uscite e hanno preso la scena nel discorso pubblico le cosiddette Intelligenze Artificiali, provocando un terremoto di fronte al quale tutti stanno cercando di riorganizzarsi. Il rapido progresso delle tecnologie applicate al settore dei LLM (Large Language Models) sta portando nelle nostre vite delle prospettive apparentemente nuove, delle promesse e delle minacce di cambiamento di fronte alle quali le reazioni emotive sono estremamente intense, e divisive.

Non è certo una questione nuova, anche se ora prende la forma di un interlocutore e la tecnologia consente l’accesso di massa ad elaborazioni di basi di dati impressionanti; si tratta di mettere in gioco quotidianamente la possibilità di implementare ulteriormente le nostre capacità, di modificarci, di proporre versioni di noi molto diverse da quanto avremmo potuto immaginare alcuni decenni fa. “Siamo tutti già cyborg”, scriveva Antonio Caronia, e aveva in mente i telefoni, internet, ma anche gli sviluppi biomedici. Saremo ancora noi? Se alla nave di Teseo cambiamo tutti i pezzi, come recita il noto paradosso, sarà ancora la nave di Teseo?
Vengono in mente anche le parole di Roland Topor ne “L’inquilino del terzo piano”: “A partire da che momento l’individuo non è più quello che noi pensiamo? Mi tolgono un braccio, va bene. Dico: io e il mio braccio. Mi tolgono anche l’altro, dico: io e le mie due braccia. Mi amputano le gambe, dico: io e le mie membra. Tolgono il mio stomaco, il mio fegato, i miei reni, ammesso che sia possibile, dico: io e le mie viscere. Mi tagliano la testa: cosa dico? Io e il mio corpo o io e la mia testa? Con che diritto la mia testa, che dopotutto non è che un membro, si arroga il titolo di ‘io’?”

Quando stiamo di fronte a questi prodotti dell’ingegno, quando ci dialoghiamo, ci confrontiamo con essi, chiediamo loro di effettuare ricerche e mettere assieme informazioni sulle questioni più disparate, dinanzi a cosa stiamo di fronte? Sembra quasi di parlare con persone vere, ci viene da chiedere scusa, da usare loro delle cortesie… non fosse per quei glitch che ci ricordano che la voce è sintetica, le associazioni tra parole sono probabilistiche… Le questioni non sono solo filosofiche, lo intuiamo da come ci toccano e toccano il discorso pubblico: minacciano e promettono di ridisegnare il confine tra noi e l’altro, aprono possibilità inedite e ci chiamano a confrontarci con esse. Restiamo umani, scriveva il giornalista Vittorio Arrigoni, forse nella doppia direzione dello sforzo attivo di mantenere una nostra effimera condizione, e nel limite che questa frase porta con
sé: siamo pur sempre degli umani.
Una prova di questo l’abbiamo avuta nel periodo della pandemia, quando ci siamo trovati di fronte alla cieca forza di un organismo invisibile, vivente e non vivente, che ci ha ricordato che anche noi umani, che guardiamo il mondo come se fossimo fuori di esso, ne facciamo parte, siamo mortali e caduchi, uomini che calcano coi piedi la terra nera. In modo forse non troppo dissimile, anche se ribaltato, la viviamo costantemente nel confrontare gli effetti del cambiamento climatico. Lo scriveva anche il drammaturgo Grabbe, “fuori di questo mondo non possiamo cadere”. Siamo chiamati a camminare su un crinale mobile, quello che separa le magnifiche sorti e
progressive
dell’umanità nella sua capacità di evolvere e perfezionarsi pur con la paura di perdere qualche cosa che la caratterizza, e la cieca natura che ci riporta brutalmente sulla terra, dalla quale emerge quel bello che è il terribile al suo inizio, e che sempre abbiamo bisogno di umanizzare nell’illusione di un controllo che non vogliamo che ci sfugga.

METIS Onlus ha scelto di proporre per il 2025 il tema “Umano e Non Umano: conversazioni inattuali tra AI e Natura”, portando in scena dialoghi con esponenti di diversi campi del sapere, dell’arte e della tecnica che si confrontano quotidianamente con le questioni aperte dall’ingresso nelle nostre vite delle cosiddette Intelligenze Artificiali, e su come queste possano ridisegnare confini importanti, enigmi da interrogare incessantemente.

Locandina e Video degli eventi, tenutisi nella Sala Consiliare del Comune di Cittadella (PD) tra marzo e maggio 2025:

La cura dello psichico – Gruppo éidola
Felice Cimatti e Gaetano Pellegrini
Francesca Lagioia e Luca Nicoli
Olmo Amato e Anna Cordioli