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METIS E LA RICERCA SCIENTIFICA

Metis Onlus ha collocato il tassello “Ricerca Scientifica”, lo studio delle basi biologiche delle malattie mentali, avviando – assieme agli studi scientifici – una riflessione etica e metodologica sul senso e il significato da dare ai risultati delle esplorazioni nel complesso e misterioso mondo delle cellule staminali neurali presenti nel nostro naso.

Il modello multifattoriale a soglie multiple, tra neuroscienze e serie complementari freudiane

I disturbi mentali non hanno una sola causa. Oggi sappiamo dalla ricerca che la loro origine è multifattoriale, cioè il risultato dell’intreccio tra molti elementi diversi: biologici, psicologici, relazionali e ambientali. Nessun fattore, da solo, è sufficiente per spiegare l’insorgere di un disturbo; è l’incontro tra più componenti, in una specifica storia di vita, a far superare quella soglia oltre la quale il funzionamento della nostra mente si altera al punto da comportare grosse difficoltà nell’adattamento alle richieste del mondo. Questa prospettiva viene chiamata modello multifattoriale a soglie multiple.

Che cosa significa?

Immaginiamo la vulnerabilità allo sviluppo di un disturbo psichico come un terreno che può essere più o meno sensibile. Su questo terreno agiscono diversi fattori, come per esempio:

  • predisposizione genetica o biologica
  • eventi di vita precoci
  • ambiente familiare, socio-economico e culturale
  • traumi, stress, perdite
  • risorse personali, stili di adattamento agli eventi di vita
  • relazioni di cura disponibili o assenti

Ogni fattore può “pesare” in misura diversa da persona a persona. Il disturbo si manifesta solo quando la somma di questi fattori supera una soglia critica.

Ma le soglie non sono una sola: ci sono più momenti nella vita in cui un assetto può indebolirsi o rafforzarsi. Per questo parliamo di soglie multiple: diversi passaggi, diversi gradi di vulnerabilità o compensazione.

Un ponte con la psicoanalisi: le “serie complementari” di Freud

Curiosamente, questa visione non è lontana dalla teoria freudiana delle serie complementari per l’insorgenza delle malattie nevrotiche. Nella Lezione 23 di Introduzione alla Psicoanalisi (1915), Freud (che aveva una solida formazione medica) scrive:

Negli affari della scienza è molto in voga isolare una parte della verità, metterla al posto del tutto e poi, per favorirla, combattere il resto, che non è meno vero. […] Ora, qui si presenta lo spunto per un’analoga opposizione e controversia: sono le nevrosi malattie endogene o esogene? Sono esse l’inevitabile conseguenza di una certa costituzione o sono invece il prodotto di certe impressioni vitali dannose (traumatiche)? […] Questo dilemma non mi sembra, tutto sommato, più saggio di quest’altro che potrei porvi: il bambino nasce perché generato dal padre o perché concepito dalla madre? Entrambe le condizioni sono ugualmente indispensabili. […] Dal punto di vista eziologico i casi di malattie nevrotiche si dispongono in una serie entro la quale entrambi i fattori […] sono presenti in modo tale che quando l’uno cresce, l’altro diminuisce. A un capo della serie vi sono i casi estremi, dei quali potete dire con convinzione: questi individui si sarebbero ammalati in ogni caso, quali che fossero state le loro esperienze, per quanto accuratamente la vita li avesse risparmiati. All’altro capo vi sono i casi di coloro a proposito dei quali, viceversa, dovete ritenere che sarebbero certamente scampati alla malattia se la vita non li avesse messi in questa o in quella situazione. […] Signori, vi propongo di dare a serie come queste il nome di “serie complementari”, e vi avverto che avremo ancora occasione di costituirne altre di simili.

Questa idea anticipa sorprendentemente il ragionamento odierno delle neuroscienze e della psichiatria: non esiste una causa unica, ma un insieme di contributi che, combinati, determinano il passaggio a un funzionamento più fragile o sintomatico.

Il disturbo psichico deriva dalla convergenza di più fattori, distribuiti lungo una serie che comprende costituzione, esperienze infantili, e traumi o eventi successivi; nessun elemento è determinante in sé, ma lo diventa nell’incontro con gli altri.

Freud immaginava l’eziologia come una complementarietà dinamica, un equilibrio mutevole tra fattori interni ed esterni, biologici e psicologici, antichi e recenti.

Insieme, questi modelli ci dicono alcune cose fondamentali:

  • La malattia mentale non è né tutta biologica né tutta psicologica, è l’effetto di una combinazione unica e irripetibile per ciascuno.
  • Le vulnerabilità possono esistere senza mai diventare malattia: se non si supera la “soglia”, non si sviluppa un disturbo.
  • La cura può agire su molteplici livelli, biologico, psicologico, sociale, relazionale: ogni intervento può contribuire a riportare la persona sotto la soglia.

Perché questo modello ci è utile?

  • Permette di evitare spiegazioni semplicistiche o colpevolizzanti
  • Aiuta a costruire un pensiero complesso, non riduttivo, che integra medicina, psicologia e storia personale.
  • Rende possibile una presa in carico personalizzata, modulata sulla combinazione specifica di fattori in gioco.
  • Consente di considerare la cura come un processo di aggiustamento multilivello, non come la ricerca di una causa unica da “correggere”.

La psicoanalista Amalia Giuffrida sostiene che il modello delle serie complementari offra uno schema esplicativo a entrate multiple, mobile e non dogmatico, che aiuta ad evitare semplificazioni teoriche e permette di tenere insieme indizi, contraddizioni e ambivalenze sui vari livelli di indagine, garantendo la possibilità di tollerare il dubbio, le oscillazioni e la pluralità delle prospettive di approccio.